Una Galleria
Cammino solo, mentre
le scarpe lasciano impronte ancora bagnate. Le spalle inumidite dalla pioggia cercano di scaldarsi nella giacca, mentre mi levo il cappello e mi guardo attorno. Nel grande corridoio, solo lo squittio delle mie suole, eco del vuoto tutto attorno. Come sono entrato, non so. Come sono arrivato, nemmeno. Il corridoio è grande. Alle pareti, quadri enormi di paesaggi invitanti, che riconosco alla memoria. Viste di distese di grano nel quale affondare le mani e correre perdendo il fiato e la voce; onde marine grandi e spumose, profonde, nelle quali ricordo di essermi tuffato riempiendomi il cuore e i polmoni prima ancora che sentirne il vigore; sentieri intricati nei quali addentrarmi era fonte di timore e reverenza, un tremore costante di desiderio e ritrosia. I quadri sembra mi chiamino, dai luoghi che conoscevo. Eppure, la tela rugosa è lo specchio di un mondo che è altrove, di una memoria impraticabile. E le suole lasciano impronte bagnate lungo la Galleria, mentre passeggio umido e trasognante in cerca del prossimo paesaggio, e d'un altro, e d'un altro.
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