martedì 6 ottobre 2026

Obesa tristezza

 



La tristezza, a volte, pesante e gravosa, mi schiaccia e mi tira verso il fondo. Come la bocca di uno Shai-Hulud personale, si apre nel petto una voragine tale che pensare e fare e agire e scegliere sono impossibili, distanti: lontani sull'orizzonte come quella nave, nella vecchia canzone.

Lucida, la mente mi vede versare lacrime che non si fermano. Tremanti, le mani restano incapaci di muoversi e solo possono aggrapparsi ad un tavolo, ad una sedia, per tenermi in piedi.

Le gambe, solitamente rigorose e vigorose, sfumano in colonne di vapore e sostengono il peso d'un corpo-prigione che si zavorra con l'inutilità del vivere.

Ed è la fame, vorace, che più temo. Nemica indiscussa d'ogni pensiero e d'ogni ansia, capace di addormentare ogni timore, appianare ogni depressione di quel terreno umorale sul quale cammino scalzo e indifeso: la Fame contro cui lotto mi spinge a cercare nutrimento per l'anima mia alterata in precisi bocconi, che mi ridiano quella forma traboccante, obesa e difesa, che mi aiuti - mi illuda - a tenere lontane le paure e le ansie. E le tristezze profondamente vuote.

Ed io combatto, aggrappate le mani alle sedie e ad i tavoli, per non cadere nella bocca della voragine sabbiosa che il mio petto custodisce.



domenica 4 ottobre 2026

Evocazione


Io sono il Fastidio
Ingombro
Pungo e Puzzo

Taglio
Sovrasto 
Soffoco

Tolgo l'aria 
Ho gli occhio sporgenti
I denti taglienti

I miei piedi pesanti
Spingono e scalciano

La mia voce
Fastidiosa fastidia le orecchie
Riverbera nella testa

E vuota la mente
La mia sola presenza
Che Urta e ustiona

E S'allarga e s'abbandona
Ad un vortice di schegge
Di carta vetrata,
Abrasive zanzare.

Sono fatto d'ombra, 
tanfo e ritanfo,
Di catrame e penne rotte

Zampe di gallina 
mi sostengono
Nella notte

Violento e indisposto
Mi odio 
Con ribrezzo

Io Sono il Fastidio
Da solo me lo dico 

Mi odio
Con disprezzo
E a sparire io Fatico




mercoledì 30 settembre 2026

Le risa


Una risata per le scale

La tua

Parlavi forse al telefono
Quella risata contagiosa
Mi ha rubato un sorriso

E la fame di un nuovo abbraccio 
Mi ha accompagnato 
In ascensore

Verso casa
Lungo la cena
Nella notte 

Verso colazione
Per i giorni a venire
Coi fiori e senza i fiori

Potremmo provare
A ridere un poco
Ancora una volta




domenica 27 settembre 2026

Quasi


Una strana commozione 
Mi pervade
Nella vicinanza al lutto
Altrui 
Come sentissi io cosa si prova ad avere attorno persone che cercano di colmare quel vuoto con la loro presenza 
Ed il lutto non è il mio
Mio è solo il vuoto
Profondo
E costante
Quello che mi permette di accogliere
Quello che mi permette di custodire
E 
Quando sento che altri provano
Quella sensazione di vicinanza
E di calore 
E stranamente so
Cosa voglia dire
Piango
Commosso
Quasi contento
Un poco triste


giovedì 24 settembre 2026

Canto rigonfio


Canto
E la gola gratta
E il cuore gonfio
Barcolla come 
Un sassolino in tasca
Piccolo
Stretto
Gonfio
A riempire quel vuoto
Che ho nel petto
Che ho tra le mani
La voce riempie
Le orecchie
Riempie gli occhi socchiusi
E il tassista
Nel traffico
Ride con me
Pieno d'amore 
Per te
Per me
Per lui

lunedì 21 settembre 2026

Aspettative Capovolte


Aspettative
Cariche di tensione
Scodellate 
Con risolutezza

Pressioni
Spintoni relazionali
Ai quali cedere
Ai quali resistere

Ai quali rispondere con una leva
Disperata
Per rimandare la tensione
Laddove comincia

Quando non è più una danza
Ma diventa una lotta
Noi e voi
Te e me
Prima e dopo 

E rotolare è la sola conseguenza 
Perché le capriole
Proprio no



sabato 19 settembre 2026

À sa vitesse


Cammini avanti a me
E vai e vai
Senti che ci sono?
O, forse, sai che ci sono?
Vai e vai
Non temi che mi possa fermare?
Che possa cadere?
Che possa dover raccogliere qualcosa
Da terra?
Vai e vai
Con fiducia
Non curante
Cammini avanti a me
E vai
Salut
Mon ami
On marche chacun 
À sa vitesse



martedì 15 settembre 2026

Rivoli



L'acqua corre

si infila dove può

e l'aria gelata

la fa dilatare

scoppiando la pietra


così l'Ansia

nei vuoti

minuti e strettissimi

tre le persone

Velata di gelosie


Piccole dighe

dell'anima

tengono fuori l'ansia

tengono fuori l'acqua

e calmano il corso

e calmano il cuore


Distanze

Vicinanze

Rivoli di parole

Tocchi leggeri

Contengono

Proteggono

domenica 13 settembre 2026

Contenere, spazio vuoto


Un contenitore
Val bene se contiene
Se ha spazio
Se ha forma

In potenza è pieno 
del proprio spazio vuoto

Val bene se contiene
Se a riempirlo 
Quel che metti rimane

E ci vuole esperienza
A farne uno come si deve
E ci vuole pazienza
Ad incastrare i pezzi e i fermi
A piegare 
A saldare
A fondere
A spingere e tirare

E ci vuole dell'impegno 
A scheggiarlo
A sbatterlo
A rovinarlo
A bucarlo

Che 
se è ben fatto
Ne ha viste e ne vedrà 
Di cose da tenere
Di cose da portare
Di cose da fare stare

Nel suo Vuoto 
Contenitore

venerdì 11 settembre 2026

Cammino nel sonno e ci sei tu




Ti incontro

a volte 

se cammino nel sonno

e mi parli di libri

di incontri

di pellicole

e giriamo per case impossibili

e saltiamo da marciapiedi bagnati

e sei regista

e sei attivista

e sei lontana

e sei bella

e la vita scorre

e il sonno mi sveglia

giovedì 10 settembre 2026

L'Onda e i Pinguni



Sono notti complicate, queste.

Sono giorni complicati, questi.

La mente vortica cercando uno spazio rassicurante, un posto in cui fermarsi.

E invece

appena cala il silenzio, appena smettono di essere le cose da fare, appena gli impegni vendono il passo al vuoto... L'onda vorticosa dei pensieri travolge tutto.

E mi tiene sveglio.

E mi tiene teso.

Il volto abbozzato di un pescatore nel quadro di Hokusai ritrae lo smarrimento della mente. 

Le parole dette nel giorno

Le parole non dette nel giorno

Le parole da dire domani

Le parole da non dire domani

Le emozioni che avvampano

Le emozioni che collassano

I conflitti quotidiani 

Le tregue mattutine

Le notti insonni

Gli spazi vuoti fuori

Lo spazio vuoto dentro

Riempire

Riempire 

Riempire

Cosa avrò sbagliato

Cosa avrà avuto senso

Troppi pensieri


Cerco leggerezza sul fondo del mare

Come i pinguini 

Che dondolano goffi sul ghiaccio

Che saltano da una cresta all'altra

Dell'Onda

mercoledì 4 marzo 2015

Un Re


Quando nacqui, nacqui di Venerdì.
"Che è giorno di Re", disse mia madre.

Quando nacqui, nacqui e "La Madre Patria
è ormai perduta", disse ancora.

Quando nacqui, nacqui e "la Terra
s'aprì, ingorgando case e fiumi", disse infine.

E mi raccontò, mia Madre,
della sua Madre Patria:
dei paesaggi, delle oscurità,
dei misteri e delle ricchezze.

Ed io, appena nato,
bevvi le parole col suo latte,
e, con le parole, bevvi le lacrime per una Terra
per la quale sarei potuto esser Re.

Ed io, appena cresciuto,
volli vedere, nel mondo,
di trovare una Terra
che fosse altrettanto Patria.

Volli vedere, nel mondo,
di poter essere Re
ancor prima d'esser Me.



giovedì 28 agosto 2014

Non conosco


Torrente di montagna

ora
ricolmo e presente
invadente nei meandri, nelle piane,
negli androni della case
tra le bestemmie della vita

ora
asciutto e assente
ricolmo d'erbacce e sterpi
che ne nascondono l'alveo
anche agli occhi più assetati

Non conosco la misura del fiume
presente nella piena e nella magra

Non conosco la grandezza del lago
le cui profondità celano acque differenti

Non conosco l'infinità del mare
che agita il vento e l'universo attorno a sé

Conosco l'impeto e l'assenza
la concentrazione e la dispersione
il travolgimento e la distanza

E conosco
le acque mie
che scavano
stagione dopo stagione



lunedì 5 maggio 2014

Disegnami



Con le mani
sulla schiena

Disegnami
le mappe dei sogni che ospiti
in segreto

Disegnami
le nuvole della tempesta in arrivo
con la nuova stagione

Disegnami
la scure che libera gli ostaggi
che della vita han fatto catene

Disegnami
la libertà di essere quel che sei
senza di me

Disegnami
la voglia la poesia
il tormento l'anomalia

Disegnami
quel che ti porta via

E dai un nome
ad ogni colore
ad ogni tracciato
ad ogni confine

Ch'io possa orientarmi
e cercarti se lo vuoi
e fuggirti se non puoi









mercoledì 23 aprile 2014

Sempre questo



"Ormai, però, i prigionieri eran diventati troppi a casa mia, allora erano trenta. Viene Lucia Sarzi ai primi di novembre e dice che il Comitato di Liberazione vuole sfollati i prigionieri, ché il rischio è troppo grande. L'ultimo scaglione deve partire il giorno 25. Ma Aldo dice che ormai il rischio c'è stato, e tanto conviene tentare che la maggior parte dei prigionieri resti nel reggiano, anche non a casa nostra, ma a combattere coi partigiani.
In mezzo a questo pericolo, Aldo era contento di aver rivisto Lucia. Uscirono insieme in bicicletta, era l'ultima volta che si vedevano. Aldo ha un presentimento e dice:
- Lucia, insegnami una canzone nostra, ché se mi fucilano voglio cantarla prima di morire.
- Che idee lugubri - fa Lucia - io la canzone te la insegno, ma per vivere.
- Vorrei tanto vivere e tanto amare, ma viene il tempo che a ciascuno sarà chiesto il massimo. Comunque insegnami la canzone.
Lucia scherzò un po' su quelle parole profetiche di Aldo, ma poi si fece seria e cantò:
Non siam più la Comune di Parigi,
che tu borghese schiacciasti nel sangue,
in più gruppi isolati e divisi,
ma la gran classe dei lavorator.
Aldo rimase commosso e disse : - è vero, Lucia, prima tutti i proletari morivano senza sapere dove andava il loro sacrificio, oggi lo sappiamo. Ma oggi il sangue chiede sangue, finché verrà un giorno che questo destino sarà sciolto.
Lucia era diventata pensierosa.
- Certo, noi siamo quelli che preparano quel giorno, ma non lo vedremo.
- Chissà - rispose Aldo - ma se mi chiedessero in quale tempo vorrei nascere, sceglierei sempre questo."



Da "I Miei Sette Figli", trasposizione del racconto orale di Alcide Cervi di come i suoi figli - Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore - furono incarcerati e fucilati nel dicembre '43, per aver sempre osteggiato apertamente il Regime fascista e per aver preso parte alla Resistenza, offrendo rifugio a tutti coloro che ne avevano bisogno.










Sì... devo dirlo! Ma a chi?



Ma come fare non so!
Sì.. devo dirlo! Ma a chi? 
Se mai qualcuno capirà..
sarà senz'altro un altro come me!


Se scrivo è per me? 
Per me, che mi serve rimettere la realtà, confusa ed emotiva, appallottolata e ruzzolona, in una forma lineare e comprensibile, ma non scevra di sfumature e colori... 

Oppure se scrivo è per te? 
Per te che, nel modo che ho di scrivere della realtà, riesci a cogliere che la mia realtà assomiglia in qualche modo alla tua realtà, e riesci a cogliere quella parte altrimenti nascosta sotto una quotidianità pulita e patinata...

Oppure se scrivo è per me e per te? 
Per noi che la realtà non ci basta mai così com'è quando ci si presenta, e vediamo colori e sfumature dove altri vedono la quotidiana necessità di vivere...

Oppure se scrivo è per loro? 
Per loro che hanno voglia di vedere le sfumature e non se lo permettono, perché una realtà solida e pulita è meglio di una vita scivolosa e macchiata...

Oppure se scrivo è per chi verrà? 

O per chi vorrà? 

E io vorrò?
E tu vorrai?
E loro vorranno?

Vivere senza dimenticare i nostri colori.
Vivere senza dimenticare le loro forme.
Vivere senza dimenticare tanto i colori quanto le forme.

Vivere disegnando. 

Vivere di segnando in segnando.
Vivere di sognando in sognando.

Vivere il bi-sogno di vivere.















venerdì 21 marzo 2014

Piccoli Spazi Politici

Grandi opere, Grandi Capitali, Grandi Eventi, Grandi Rendite, Grandi Manovre… Questa “Europa dei Grandi” strappa dal territorio la quotidianità piccola e minuta, relegandola in spazi comuni sempre più degradati e inefficienti, incanalandola in spazi e situazioni privati, sotto il controllo di pochi. Abbiamo sessantacinque giorni per cogliere l'opportunità di smontare e ricostruire questa Europa, per smontare e ricostruire questa Italia.

Questo hanno sottolineato ieri Domenico Finiguerra e Nicoletta Dosio, all’incontro organizzato dal Comitato Magentino-Abbiatense per " L'Altra Europa con Tsipras".

Difficile, oggi, parlare di programmi politici in maniera adulta.
Eppure Domenico ci riesce. Senza giri di parole, senza arzigogoli. Parla di temi e politiche vere, concrete, possibili.
Parla da adulto agli adulti.
Senza slogan che augurino paternale serenità.
Senza slogan che incitino alla rivolta infantile.

Riportare i cittadini alla politica significa costruire una “cittadinanza politica”, una cittadinanza attiva nel quotidiano, fatta anche di spazi comuni gestibili dalle persone “piccole” e non solo dai Grandi Enti.

Fatta anche di persone possono gestire negozi e attività nelle piazze e nelle periferie.
Non solo di grandi sistemi di distribuzione o grandi servizi.

Fatta anche di persone che possono contare su più trasporto locale.
Non solo di grandi ferrovie transcontinentali.

Fatta anche di persone che possono prendersi cura del territorio con piccole opere di riassetto.
Non solo di grandi opere che il territorio lo trasformano in mera rendita.

Fatta anche di persone che possono gestire reti energetiche produttive.
Non solo di grandi sistemi che l’energia la importano, la trasformano e la monopolizzano.

Fatta anche di persone che si riconoscono reciprocamente il diritto ad esser quello che sono.
Non solo di grandi paure restrittive e pensieri di uniformità sociale.

Fatta anche di persone che “hanno bisogno” e possono rivolgersi a servizi sociali, scolastici e sanitari adeguati, creativi e funzionali.
Non solo di persone disperate che trovano punti di riferimento fittizi o criminosi.

Questa è l’Altra Europa immaginata e voluta da questo movimento.
Questa è l’Altra Europa nella quale voglio credere anch’io.

Un’Europa capace di essere piccola, creativa, comune e quotidiana.

Un’Europa che riempia in modo fecondo gli spazi di vita lasciati vuoti dalle Grandi Opere, dalla Grande Distribuzione, dalle Grandi Rendite e colmate di cemento, di mafie, di servizi privati, di alternative criminose e slot-machine.

La lista "Un'Altra Europa con Tsipras" ha bisogno 150.000 firme in meno di sessanta giorni.
Cercate i banchetti: firmate e fate firmare.




martedì 18 marzo 2014

Dissimilitudini



Dissimulo la fame che ho nelle Mani
Diventando sazio e immacolato

Dissimulo il ricordo delle favole ascoltate
Distribuendo le domande e la malinconia
Dentro una bottiglia nel fiume

Dissimulo il bisogno che ho di stare insieme
Dilatando spazi che non ho
Divincolandomi e facendomi piccolo piccolo

Dissimulo la rabbia l'allegria la codardia
Dissimulo l'apatia vestendola di
lavoro

Dissimulo l'impegno e la fatica vestendoli di sogno
Dissimulo la vergogna indorandola col coraggio
l'egoismo e il tecnicismo,
l'abilità
di essere chi sono, ma anche chi no

Fotografia dipinta
polaroid graffiata e pittata a gusto e somiglianza

E dissimulo la nostalgia
imbottito di impegni
e di segni
nella mente, per la mente
per stare con te,
per stare con me
che poi lo so chi sei?
che poi lo sai chi sono?

Per sognare ancora un po'
d'esser Cavaliere
d'esser Re

d'esser Lancillotto
ed Artù

e Ginevra, tu,
un po' per tutti e due.





lunedì 3 marzo 2014

L'Abisso della Speranza







C'è la differenza d'un Abisso tra 
Sperare che le cose vadano meglio e
Sognare che le cose migliorino.

Se ne sta tutto ricamato nella qualità 
dell'impegno investito.

Sperare non costa niente, 
ci si aggrappa e si sta su.
Gratuitamente.

Sognare costa molto, 
a volte può costare tutto.
Tutto.

Sperare non muove una virgola.
Sognare muove il Mondo, 
muove te stesso, 
muove la leva 
il peso 
e l'universo.

Trova le energie per Sognare.
Trova un Sogno. Trova Il Sogno.
Esci dalla Speranza ed inseguilo.
Condividilo Espandilo Spazialo Spingilo
Rendilo indietro al Mondo
Più grande e più bello
Assieme al Futuro fatto Presente.



giovedì 26 dicembre 2013

Il Segreto dei Due Natali e Mezzo.




UNO-
Mi sveglio presto, ma non troppo.
Un po' di the e due biscotti.
Il caffé, mi raccomando.
Poi sistemo la cucina: tavolo libero, fornelli in ordine.
Si comincia. Uova, pangrattato, una manciata di polenta, un petto di tacchino.
Taglio, impano, spezio e salo.
Friggo e assaggio. Assaggio e friggo. Poi sistemo la cucina.
Meglio non pranzare. Meglio dormicchiare, che poi ho da fare.
Tavolo libero, fornelli in ordine.
Finocchi, cavolo, spezie e formaggi, pangrattato e una manciata di polenta.
Taglio a pezzetti, faccio bollire, inforno e mi gusto il profumo.
Impacchetto gli ultimi regali.
Autostrada. Arrivo presto e aiuto a sistemare.
Antipasti, primi, secondi, buffet.
Tengo via i cani dal cibo e intanto ne rubo un po'.
Arrivano tutti. La Famiglia è riunita. Ci sono tutti.
Quasi tutti, che manchi Te.
Ma che Natale...
Finalmente si mangia, io prima degli altri. Ridono: Apri le danze!
Antipasti in quantità, primi buonissimi.
I secondi magari domani? Domani.
Tombola! Ambo, terno, quaterno, cinquina, Tombola!
I regali riciclati, i regali annunciati e i regali imprevisti.
Estrazione! Primo giro, secondo giro, terzo giro.
Le frasi ad effetto, Che ti capita quella giusta per te. Rifletti!
Altri regali riciclati, altri regali annunciati, altri regali imprevisti.
Le risate, le risate, le risate. Vi voglio bene, ma tanto voi già lo sapete.
Sogni d'oro. Domani è Natale. No: è già arrivato. Auguri!
Ho sonno e sorrido, m'addormento e sogno.
Sogno di Te, che non sei qui.
Sogno di me, che non sono lì.

DUE-
Mi sveglio, tranquillo: il cibo è già pronto, i giochi li ho presi.
I regali li hanno già avuti.
Il telefono squilla: Passiamo noi, ci stai? Hai preso i limoni?
Forza che siamo in ritardo!
La Ciurma è quasi al completo. Questo è il Loro Natale.
Che poi è anche il mio.
Partiamo: la pioggia, il vento, i capannoni, le rotonde e le auto nevrotiche.
Le canzoni storpiate, le confessioni nelle orecchie, il racconto della Vigilia.
Arriviamo e la casa è una reggia piena di ninnoli e storie da farsi raccontare.
La tavola è enorme: bianca, con le candele rosse e il vitello tonnato nel centro.
Ci prepariamo. Metto la musica. Balliamo, ridiamo.
Imbarazzo, complicità, un pizzico di noia.
Le risate, le risate, le risate.
Ma la tua famiglia oggi non la vedi?
Ma la tua famiglia oggi siamo noi?
Una sorpresa dalla vecchia Guardia. Ci si confronta e ci si coccola.
Mangiamo e cantiamo: stonati, in coro, da soli, intonati, vergognosi e sfacciati.
Merenda con le cotolette impanate, una fetta di pandoro e due caffé, facciamo tre.
Si sbaracca in fretta, che è tardi!
Corriamo: la pioggia! Mi son dimenticato una borsa! Torniamo indietro!
Dai, veloce!
Raccogliamo una Bimba Dispersa.
Grazie del sonaglio, l'ho appeso sopra al letto.
Ne sono lieto.
Torniamo alla base: Camomilla per tutti?
Niente cena? Ma scherzi???
Filmetto e commenti a manetta.
Ma riesci a star zitto? E intanto si ride.
A nanna Ciurma, che è tardi.
Io dormo da sola? Ho paura. Posso tenere la luce? Possiamo parlare un pochino?
Raccontami del tuo Natale: io mi sono divertito tantissimo.
Anch'io!

E MEZZO-
Te, dai: l'anno prossimo, passiamolo assieme.