venerdì 23 ottobre 2026

Alla salvezza manca tanto così



Una delle profonde ragioni del mio essere agnostico, dopo essere stato fervente credente e fervente ateo, è che detesto pensare che la mia salvezza dipenda da altri. Detesto fermamente avere la profonda sensazione che l'unica maniera, per non girovagare su questa roccia volante in un universo sconfinato nel pieno delle mie Colpe, sia affidarmi alla volontà di Qualcuno tra le cui braccia perdermi e lasciarmi andare, lasciarmi perdonare, lasciarmi consolare. La fede che non voglio mi perseguita.

E detesto forse ancora di più la sensazione di aver bisogno di essere amato, la sensazione di avere la profonda necessità di sentire che Qualcuno mi abbracci, mi salvi, mi perdoni, per tutte le colpe gli errori le sviste le dimenticanze le manchevolezze commesse e che commetterò. Detesto la necessità di sentire che in fondo Va bene così, che Andrà bene lo stesso, che Si può fare. Detesto che non mi basti dirmelo da solo, abbracciarmi da solo, consolarmi da solo. La fiducia che non merito mi perseguita.

Detesto la rincorsa che faccio dietro alle cure che desidero, che anelo profondamente. Detesto la sensazione di averne bisogno e, quando non arrivano, o quando mi sono rifiutate, detesto la convinzione che sia io a non meritare, sia io a dover restare nella condanna, senza abbracci, senza consolazione. Che mi meriti il vuoto, la lontananza, la sensazione di non essere capace di bastarmi. La fedeltà che non riempio mi perseguita.

Consolazione.

Vado cercandoti dove non ci sei.
Resto irrequieto e sconsolato.

Vado cercandoti in chi non ne può.
Resto senza perdono, incapace di perdonarmi.

Vado cercandoti senza tempo.
Resto immobile senza cambiare.


lunedì 19 ottobre 2026

Sbattimenti






Sbatte la porta
Resto
In corridoio
Con lo sguardo 
Perso
A cercati 
Attraverso i muri
Col peso dei tuoi 
Occhi
Che non so più 
Vedere 
Né leggere
Né dire
E la mano a reggermi 
Ancorato allo stipite 
Penzoloni 
Sul mondo
Ed il vuoto
Sotto i piedi
Toccherò terra
Prima o poi
e
Farà male
Di più non so



martedì 13 ottobre 2026

Sul fondo





Quatto
Me se sto quatto
Aspettando che si muova

Se mai mi muovessi per primo
Sarei colpito
Investito
Trafitto

Le foglie mi coprono da capo a piedi 
Prono
Guardo in su
E attendo che si muova

Attendo di poter uscire
Attendo che sia sicuro
Fuori
Oltre le foglie cadute

All'aria aperta
Esposto, non oso 
Fermo
Di piombo

Per non essere colpito
Per non esser trafitto
Al primo tremolio traditore.
Fermo, ti prego.

Che vita

Questa?

Che desiderio

Questo?

Attendo o muoio

Le energie a rilento 
Mi spengo

La tensione mi spegne
Intorpidito

A rilento 

A rilento 

Spento.

Scintilla.

Scintilla?






lunedì 12 ottobre 2026

Fallimenti





Provaci, almeno una volta.
Provaci, ancora una volta.
A fallire sei sempre in tempo.
A fallire di nuovo sei sempre in gamba.
Prendi tutto te stesso e mettilo in mezzo.
Lascia che tutto giri attorno.
Lascia che tutto cerchi il suo incastro.
Lascia che tutto trovi il proprio disastro.
Fallire è pesante, schiacciante.
Fallire è per sempre. È fuori dal tempo.
Anni a costruire. Fedele. Assiduo.
Tutto si ribalta lentamente.
Tutto si ribella ferocemente.
Tutto ciò che sei e che fai scalcia, sbatte, niente in ordine, niente funziona, niente gira più come dovrebbe.
Fallire un po' è fallire tutto.
Le stanze si svuotano.
Da solo, resti ad ascoltare l'eco, che rimbalza tra le pareti ed i pavimenti.
Rimbomba il vuoto che hai dentro.
Eppure.
Da qualche parte, sul fondo, cerca un appoggio.
Spingi.
E respira.
Forse ancora.



martedì 6 ottobre 2026

Obesa tristezza

 




La tristezza, a volte, pesante e gravosa, mi schiaccia e mi tira verso il fondo. Come la bocca di uno Shai-Hulud personale, si apre nel petto una voragine tale che pensare e fare e agire e scegliere sono impossibili, distanti: lontani sull'orizzonte come quella nave, nella vecchia canzone.

Lucida, la mente mi vede versare lacrime che non si fermano. Tremanti, le mani restano incapaci di muoversi e solo possono aggrapparsi ad un tavolo, ad una sedia, per tenermi in piedi.

Le gambe, solitamente rigorose e vigorose, sfumano in colonne di vapore e sostengono il peso d'un corpo-prigione che si zavorra con l'inutilità del vivere.

Ed è la fame, vorace, che più temo. Nemica indiscussa d'ogni pensiero e d'ogni ansia, capace di addormentare ogni timore, appianare ogni depressione di quel terreno umorale sul quale cammino scalzo e indifeso: la Fame contro cui lotto mi spinge a cercare nutrimento per l'anima mia alterata in precisi bocconi, che mi ridiano quella forma traboccante, obesa e difesa, che mi aiuti - mi illuda - a tenere lontane le paure e le ansie. E le tristezze profondamente vuote.

Ed io combatto, aggrappate le mani alle sedie e ad i tavoli, per non cadere nella bocca della voragine sabbiosa che il mio petto custodisce.



domenica 4 ottobre 2026

Evocazione





Io sono il Fastidio
Ingombro
Pungo e Puzzo

Taglio
Sovrasto 
Soffoco

Tolgo l'aria 
Ho gli occhio sporgenti
I denti taglienti

I miei piedi pesanti
Spingono e scalciano

La mia voce
Fastidiosa fastidia le orecchie
Riverbera nella testa

E vuota la mente
La mia sola presenza
Che Urta e ustiona

E S'allarga e s'abbandona
Ad un vortice di schegge
Di carta vetrata,
Abrasive zanzare.

Sono fatto d'ombra, 
tanfo e ritanfo,
Di catrame e penne rotte

Zampe di gallina 
mi sostengono
Nella notte

Violento e indisposto
Mi odio 
Con ribrezzo

Io Sono il Fastidio
Da solo me lo dico 

Mi odio
Con disprezzo
E a sparire io Fatico




mercoledì 30 settembre 2026

Le risa


Una risata per le scale

La tua

Parlavi forse al telefono
Quella risata contagiosa
Mi ha rubato un sorriso

E la fame di un nuovo abbraccio 
Mi ha accompagnato 
In ascensore

Verso casa
Lungo la cena
Nella notte 

Verso colazione
Per i giorni a venire
Coi fiori e senza i fiori

Potremmo provare
A ridere un poco
Ancora una volta