domenica 13 settembre 2026

Contenere, spazio vuoto


Un contenitore
Val bene se contiene
Se ha spazio
Se ha forma

In potenza è pieno 
del proprio spazio vuoto

Val bene se contiene
Se a riempirlo 
Quel che metti rimane

E ci vuole esperienza
A farne uno come si deve
E ci vuole pazienza
Ad incastrare i pezzi e i fermi
A piegare 
A saldare
A fondere
A spingere e tirare

E ci vuole dell'impegno 
A scheggiarlo
A sbatterlo
A rovinarlo
A bucarlo

Che 
se è ben fatto
Ne ha viste e ne vedrà 
Di cose da tenere
Di cose da portare
Di cose da fare stare

Nel suo Vuoto 
Contenitore

giovedì 10 settembre 2026

Cammino nel sonno e ci sei tu




Ti incontro

a volte 

se cammino nel sonno

e mi parli di libri

di incontri

di pellicole

e giriamo per case impossibili

e saltiamo da marciapiedi bagnati

e sei regista

e sei attivista

e sei lontana

e sei bella

e la vita scorre

e il sonno mi sveglia

L'Onda e i Pinguni



Sono notti complicate, queste.

Sono giorni complicati, questi.

La mente vortica cercando uno spazio rassicurante, un posto in cui fermarsi.

E invece

appena cala il silenzio, appena smettono di essere le cose da fare, appena gli impegni vendono il passo al vuoto... L'onda vorticosa dei pensieri travolge tutto.

E mi tiene sveglio.

E mi tiene teso.

Il volto abbozzato di un pescatore nel quadro di Hokusai ritrae lo smarrimento della mente. 

Le parole dette nel giorno

Le parole non dette nel giorno

Le parole da dire domani

Le parole da non dire domani

Le emozioni che avvampano

Le emozioni che collassano

I conflitti quotidiani 

Le tregue mattutine

Le notti insonni

Gli spazi vuoti fuori

Lo spazio vuoto dentro

Riempire

Riempire 

Riempire

Cosa avrò sbagliato

Cosa avrà avuto senso

Troppi pensieri


Cerco leggerezza sul fondo del mare

Come i pinguini 

Che dondolano goffi sul ghiaccio

Che saltano da una cresta all'altra

Dell'Onda

mercoledì 4 marzo 2015

Un Re


Quando nacqui, nacqui di Venerdì.
"Che è giorno di Re", disse mia madre.

Quando nacqui, nacqui e "La Madre Patria
è ormai perduta", disse ancora.

Quando nacqui, nacqui e "la Terra
s'aprì, ingorgando case e fiumi", disse infine.

E mi raccontò, mia Madre,
della sua Madre Patria:
dei paesaggi, delle oscurità,
dei misteri e delle ricchezze.

Ed io, appena nato,
bevvi le parole col suo latte,
e, con le parole, bevvi le lacrime per una Terra
per la quale sarei potuto esser Re.

Ed io, appena cresciuto,
volli vedere, nel mondo,
di trovare una Terra
che fosse altrettanto Patria.

Volli vedere, nel mondo,
di poter essere Re
ancor prima d'esser Me.



giovedì 28 agosto 2014

Non conosco


Torrente di montagna

ora
ricolmo e presente
invadente nei meandri, nelle piane,
negli androni della case
tra le bestemmie della vita

ora
asciutto e assente
ricolmo d'erbacce e sterpi
che ne nascondono l'alveo
anche agli occhi più assetati

Non conosco la misura del fiume
presente nella piena e nella magra

Non conosco la grandezza del lago
le cui profondità celano acque differenti

Non conosco l'infinità del mare
che agita il vento e l'universo attorno a sé

Conosco l'impeto e l'assenza
la concentrazione e la dispersione
il travolgimento e la distanza

E conosco
le acque mie
che scavano
stagione dopo stagione



lunedì 5 maggio 2014

Disegnami



Con le mani
sulla schiena

Disegnami
le mappe dei sogni che ospiti
in segreto

Disegnami
le nuvole della tempesta in arrivo
con la nuova stagione

Disegnami
la scure che libera gli ostaggi
che della vita han fatto catene

Disegnami
la libertà di essere quel che sei
senza di me

Disegnami
la voglia la poesia
il tormento l'anomalia

Disegnami
quel che ti porta via

E dai un nome
ad ogni colore
ad ogni tracciato
ad ogni confine

Ch'io possa orientarmi
e cercarti se lo vuoi
e fuggirti se non puoi









mercoledì 23 aprile 2014

Sempre questo



"Ormai, però, i prigionieri eran diventati troppi a casa mia, allora erano trenta. Viene Lucia Sarzi ai primi di novembre e dice che il Comitato di Liberazione vuole sfollati i prigionieri, ché il rischio è troppo grande. L'ultimo scaglione deve partire il giorno 25. Ma Aldo dice che ormai il rischio c'è stato, e tanto conviene tentare che la maggior parte dei prigionieri resti nel reggiano, anche non a casa nostra, ma a combattere coi partigiani.
In mezzo a questo pericolo, Aldo era contento di aver rivisto Lucia. Uscirono insieme in bicicletta, era l'ultima volta che si vedevano. Aldo ha un presentimento e dice:
- Lucia, insegnami una canzone nostra, ché se mi fucilano voglio cantarla prima di morire.
- Che idee lugubri - fa Lucia - io la canzone te la insegno, ma per vivere.
- Vorrei tanto vivere e tanto amare, ma viene il tempo che a ciascuno sarà chiesto il massimo. Comunque insegnami la canzone.
Lucia scherzò un po' su quelle parole profetiche di Aldo, ma poi si fece seria e cantò:
Non siam più la Comune di Parigi,
che tu borghese schiacciasti nel sangue,
in più gruppi isolati e divisi,
ma la gran classe dei lavorator.
Aldo rimase commosso e disse : - è vero, Lucia, prima tutti i proletari morivano senza sapere dove andava il loro sacrificio, oggi lo sappiamo. Ma oggi il sangue chiede sangue, finché verrà un giorno che questo destino sarà sciolto.
Lucia era diventata pensierosa.
- Certo, noi siamo quelli che preparano quel giorno, ma non lo vedremo.
- Chissà - rispose Aldo - ma se mi chiedessero in quale tempo vorrei nascere, sceglierei sempre questo."



Da "I Miei Sette Figli", trasposizione del racconto orale di Alcide Cervi di come i suoi figli - Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore - furono incarcerati e fucilati nel dicembre '43, per aver sempre osteggiato apertamente il Regime fascista e per aver preso parte alla Resistenza, offrendo rifugio a tutti coloro che ne avevano bisogno.