venerdì 23 ottobre 2026

Alla salvezza manca tanto così



Una delle profonde ragioni del mio essere agnostico, dopo essere stato fervente credente e fervente ateo, è che detesto pensare che la mia salvezza dipenda da altri. Detesto fermamente avere la profonda sensazione che l'unica maniera, per non girovagare su questa roccia volante in un universo sconfinato nel pieno delle mie Colpe, sia affidarmi alla volontà di Qualcuno tra le cui braccia perdermi e lasciarmi andare, lasciarmi perdonare, lasciarmi consolare. La fede che non voglio mi perseguita.

E detesto forse ancora di più la sensazione di aver bisogno di essere amato, la sensazione di avere la profonda necessità di sentire che Qualcuno mi abbracci, mi salvi, mi perdoni, per tutte le colpe gli errori le sviste le dimenticanze le manchevolezze commesse e che commetterò. Detesto la necessità di sentire che in fondo Va bene così, che Andrà bene lo stesso, che Si può fare. Detesto che non mi basti dirmelo da solo, abbracciarmi da solo, consolarmi da solo. La fiducia che non merito mi perseguita.

Detesto la rincorsa che faccio dietro alle cure che desidero, che anelo profondamente. Detesto la sensazione di averne bisogno e, quando non arrivano, o quando mi sono rifiutate, detesto la convinzione che sia io a non meritare, sia io a dover restare nella condanna, senza abbracci, senza consolazione. Che mi meriti il vuoto, la lontananza, la sensazione di non essere capace di bastarmi. La fedeltà che non riempio mi perseguita.

Consolazione.

Vado cercandoti dove non ci sei.
Resto irrequieto e sconsolato.

Vado cercandoti in chi non ne può.
Resto senza perdono, incapace di perdonarmi.

Vado cercandoti senza tempo.
Resto immobile senza cambiare.


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